mercoledì 6 febbraio 2013

Rosso Pomodoro

In metro.
Due amiche, un solo iPodMp3, due orecchie a cui collegare le cuffiette, una per capoccia.
Cantano, all'unisono.
Una delle due ha in mano un sacchetto di carta.
Dal sacchetto, estrae una pizzetta e la mangia. Estrae una seconda pizzetta e la mangia. Estrae una terza pizzetta e la mangia.
Quella ragazza estrae pizzette e se le mangia.
Ma le offre anche all'amica.
Prima l'amica fa un cenno per il "no" poi, tempo un secondo, inizia a fissare il sacchetto.
Ecco che... pure lei estrae una pizzetta, ma una sola sola, e se la mangia.
A questo punto quell'amica guarda l'amica che continua ad estrarre pizzette e a mangiarle.
Allora anche lei, estrae una seconda pizzetta.
Le due cantano, estraggono pizzette e mangiano. All'unisono.
Ad un tratto la prima, che non ha mai smesso di estrarre pizzette, esclama stupita: "Martì, guarda! C'ho er pomodoro sotto le unghie!!" - "Amo', te l'avevo detto che te ne stavi a magnà troppe!".
La metro arriva. Il sacchetto è vuoto.
Escono.

Quelle unghie sono lunghe e hanno lo smalto rosso. Come la tuta che la ragazza indossa al momento. Come il pomodoro delle pizzette. La classe non è salsa.

sabato 2 febbraio 2013

Cose che accadono.1

Scusi dovrebbe esserci un concerto, ne sa qualcosa? Non qui, ma al Forlanini. E questo cos'è? Il San Camillo. Arrivi in fondo, esca dal cancello e poi giri a sinistra. Grazie. Si figuri.
...corro corro corro...e mi perdo tra i padiglioni.
Mi scusi, cerco il Forlanini. Ma è grande, questo è tutto Forlanini. Non era il San Camillo? San Camillo e Forlanini, un pò tutto insieme un pò divisi. Comunque vada di là. Chiarissimo, grazie.
...corro corro corro...e giro a vuoto tra i padiglioni.
Scusate il Forlanini, qual è? Ma non è qui, deve uscire dal cancello, questo è tutto San Camillo. Eh?? Seguici.Grazie!
...cammino, cammino, cammino...rischio di fare tardi...li saluto e corro, corro, corro, sono fuori dal cancello.
Senta, mi dica dov'è il Forlanini. Ci sei quasi, segui la discesa. Grazie.
....scendo, scendo, scendo...
Signorinaaaaaa. Che c'èèèèè?. Ho sbagliato, torni indietro, doveva proseguire quassù. Che cosa????
....risalgo, risalgo, risalgo....corro, corro, corro....e ARRIVO!!!?!?!
Dalla porta a vetri entra e siede al pianoforte Nicola Piovani.
Attacco.
Di cuore, a me.

venerdì 1 febbraio 2013

Il silenzio dei Cesari

Quando arrivo io, gli altri sono già in fila per sbrigare le procedure.
Tocca a me e consegno la borsa, la carta d’identità, in cambio prendo un tesserino con il numero per ritirare di nuovo la mia roba all’ uscita.
Ci fanno entrare a gruppi.
Attraversiamo il primo corridoio dell’edificio e arriviamo in uno spazio aperto, sembra una piazza normale, c'è pure la Chiesa con davanti la statua di Padre Pio. Intorno gazebi bianchi, come quelli delle feste di paese. Chissà quali sagre daranno qui.
Pensiero a vuoto.
Scendiamo nel retro della chiesa.
La sala contiene ad occhio 200 posti,  divisi in quattro settori: A,B,C,D.
Mi siedo nel settore A, quarta fila centrale, perfetto.
Alcune persone scelgono il settore C.
Arriva un uomo e chiede loro di alzarsi, bisogna occupare per primi i posti che sono più avanti. Le persone eseguono, senza repliche, il settore C si libera e si riempie accanto a me il settore A.
Appena quelle persone si sono sedute, arriva un altro uomo che chiede di lasciare libera la prima fila del settore A. Tutti di nuovo si alzano, senza repliche, liberano la prima fila del settore A e tornano nel settore C.
Ecco però un terzo uomo, nel settore C, che chiede loro di sgomberare quella parte, le prime due file del settore A e di sedersi invece nella zona D.
A questo punto, il caldo misto a perplessità crescente fanno sbottare una persona: ” Ma insomma cos’è tutto questo tricche e tracche?!”.
 “Non siamo in un posto qualunque, se c’è qualcosa che non le va bene, lei è libero di andarsene!” - replica il terzo uomo, con garbo ma deciso.
Tutti siedono imbarazzati, nel settore D, senza più fiatare.
Passa mezz'ora.
Ad un tratto le porte d’ingresso vengono spalancate, un gruppo di circa quaranta persone entra nella sala. Quei quaranta occupano proprio il settore C.
Quindi era prenotato!
I quaranta devono sedere affiancati, senza lasciare posti vuoti nel mezzo e non è per farsi compagnia.
Neppure da loro sono ammesse repliche ma, se qualcosa non andasse bene, insomma secondo i gusti personali, i quaranta non sono liberi di andarsene.
Detenuti della sezione G-12, Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia.
Sono venuti ad applaudire i compagni, oggi nel loro teatro c’è spettacolo.
E adesso per tutti i settori, tutte le lettere dalla A alla G, un solo ordine: silenzio!

domenica 27 gennaio 2013

Vini e Liquori



Vini e Liquori - è il cartello che pende dal soffitto ad indicare la corsia.
Una ragazza sta da cinque minuti davanti agli scaffali, prende in mano le bottiglie dei vini bianchi, ne legge le etichette, la provenienza, se sono vitigni doc. Poi si sposta nella sezione dei rossi, prende in mano le bottiglie, ne legge le etichette, la provenienza e se sono vitigni doc. Come se cambiasse qualcosa, tanto non se ne intende.
Il fatto è che la scelta del vino da portare ad una cena richiede sempre un minimo di tempo, occorre convincersi di aver comperato una bottiglia da intenditori.
Mentre la ragazza è ancora lì a cercare una soluzione suddivisa per regioni, una donna le passa accanto.
La sconosciuta ha il viso minuto ma tutto labbra, spalle cadenti, indossa tuta e giacca a vento che evidentemente ricoprono il suo corpo da più giorni del dovuto. Si avverte anche nell’aria. Tra le dita ha una sigaretta fatta col tabacco, la sigaretta è spenta.
Dietro la donna, un uomo dal fisico asciutto e gli occhi piccoli, pantaloni da lavoro impolverati e scarpe antinfortunistica ai piedi, con una mano tiene il cellulare all’orecchio, nell’altra regge una damigiana da 5 litri di vino rosso.
A volume basso ma non tanto da non farsi sentire, la donna bofonchia: “Che schifo, fate schifo, sempre lì state a pensare, mi fate schifo!”.
La ragazza che vede i due e sente le parole della donna allunga impulsivamente la mano tra le bottiglie esposte sullo scaffale, ne afferra una per il collo e si allontana verso la cassa. La scelta è ormai fatta.
Dopo pochi secondi, la coppia sopraggiunge.
La donna fissa la cassiera: “Mica una è pornostar, per loro sono tutte delle pornostar. Mi fanno schifo”  -  “Sta zitta!” l' ammutolisce l'uomo, che si svolta di scatto mantenendo il cellulare all’orecchio.
La cassiera spaurita guarda la ragazza che cerca di camuffare un sorriso di rassicurazione.
L’uomo paga, la donna lo segue, i due escono. Fuori dal supermercato si appoggiano al muretto che separa dalla strada e non si guardano.
L’uomo continua la sua telefonata, tiene il cellulare con la mano dalla pelle ruvida e tagliata dal freddo.
La donna gli sta accanto, si accende la sigaretta, fa un tiro, poi incassa la testa nel collo del giaccone.
Tra lui e lei, a terra, una damigiana da 5 litri di vino rosso.
Passa la ragazza con il sacchetto della spesa, dentro c’è la bottiglia per la cena.
Vino corposo e intenso, elegante e persistente, ricco di piacevoli sentori fruttati.
Liquoroso?
Stavolta sì, ha proprio sbagliato bottiglia.

sabato 22 dicembre 2012

Buon Natale. E un panettone in faccia.



Da poche settimane ha aperto un nuovo forno lungo la via. Lo gestiscono due giovani donne, una mora e l’altra bionda. Tutto il giorno in negozio, mezzo chilo di pane, una rosetta, tre panini all’olio, un trancio di focaccia, signora vuole altro? Oggi abbiamo anche la ciambella con l’impasto alle noci, una squisitezza! 
Dalla mattina alla sera, l’odore del pane e dei dolci è il profumo che le due giovani si portano addosso.
In questi giorni prossimi al Natale, una serie di panettoni artigianali è in fila sopra alla vetrina. Protetti dall’involucro trasparente, infiocchettati di rosso, i panettoni stanno in bella mostra come corone ma ripiene di soffice bontà.
Un pomeriggio, le due donne sono fuori dal negozio, la bionda sta parlando in maniera concitata con il barista del locale accanto e l’altra, la mora, rimasta sulla soglia del forno si rivolge ad un uomo di passaggio.
“In faccia. Un tipo è entrato e mi ha tirato un panettone in faccia!?! Poi è scappato via!”
Narra una delle leggende che il panettone sia stato inventato a Milano dal garzone di un forno, per conquistare Adalgisa, la figlia del fornaio.
Ora dubito che le intenzioni del tipo che aveva appena fatto visita alle due fornaie fosse quella di conquistarle… di fare centro. E la fornaia mora, bersaglio inconsapevole, non si chiama Adalgisa, ma Lucia.
I clienti sono pezzi unici, come i panettoni artigianali, non sempre lievitano nel modo giusto.
Buon Natale.

venerdì 21 dicembre 2012

E' solo la fine

Parto da casa e sto un' ora e un quarto in coda. Ne perdo tre di vita.
Trovo parcheggio andando completamente a caso. Riacquisto fiducia.
Mi hanno già preso il biglietto, entro.
All'aperto, in mezzo agli alberi, pigiata tra una marea di gente, ballo un tango in 78. Quando il mondo vuole si coordina.
Tutti cantano, è dicembre, è notte, ma fa caldo.
Iniziano i pezzi cult, non sta fermo più nessuno, ne approfitto per raggiungere il sottopalco. Per fortuna ho le spalle larghe.
Negli ultimi minuti il delirio è totale, lui ha indossato la maschera.
Passa la mezzanotte e Vinicio suona ancora.
La fine del mondo, è iniziato il giorno della fine del mondo!
Eppure è ancora pieno di gente, c'è musica, un microclima che sembra primavera e la vitalità che mi circonda ha solo distrutto la mia scarpa sinistra.
Lanciano le mongolfiere cinesi, quelle che volano con la fiammella sotto. Bello vederle perdersi nella notte. La prima, la seconda, la terza, il gruppo... non tutte però. Una si impiglia tra i rami di un albero.C'è la fiamma. Toglietela. Non si stacca. C'è la fiamma ancora accesa. Fate qualcosa. Il fuoco. Siamo in un parco. C'è la fiamma. E' iniziato il giorno della fin... vuoi vedere che... Ahoooooooooo
Un tipo si arrampica e libera la mongolfiera.
La folla ringrazia.
Per un attimo un pensiero. 

Ma è solo la fine, del concerto.

giovedì 6 dicembre 2012

Buon Natale. Tra la M e la P.



La biblioteca è il luogo del silenzio. Il volume della voce si abbassa in automatico, quasi inconsapevolmente, appena ci si chiude la porta d’ingresso alle spalle.
Gli addetti delle biblioteche sono abituati a vivere in un mondo ovattato.
Ti accolgono con un’ espressione romantica sul viso, con bozze di un sorriso ingiallito che non teme quello che accade fuori, fuori dai libri. Fuori dalla porta. L’importante è che tutto sia catalogato e sempre sullo scaffale previsto nel database.
Oggi, 6 dicembre 2012, presso la biblioteca comunale del quartiere, qualcuno di buon mattino dedica tempo e creatività, ovvie componenti del luogo, alla costruzione del presepe in una delle sale di lettura del pianoterra.
In un angolo, sopra un tavolino, accanto allo scaffale che contiene i libri di letteratura italiana che vanno dalla M alla P, viene posizionato del muschio e, con artigianale maestria, fogli di carta dalla fantasia militare formano delle montagne con grotta annessa. Nell’incavo e tutt’intorno, sopra al muschio, fanno le belle statuine i personaggi principali della storia.
Chi sia stato a creare il presepe non è un’informazione rilevante, si sospetta comunque la donna delle pulizie.
Gli addetti della biblioteca passano attorno al tavolino, lanciano uno sguardo furtivo, mantengono la bozza di sorriso ingiallito, in fin dei conti è dicembre e il presepe fa sempre calore domestico. Nessuno dice nulla.
Tranne lei. L’addetta del settore ragazzi.
Compressa dentro i jeans che le marcano le gambe chiaramente troppo lunghe rispetto al busto, occhiali, capelli ricci da bigodini appena tolti, labbra sottili con rossetto rosso ma demodé, appena si accorge del presepe agita gli arti a caso e urla.
“Toglietelooo!! Soffoco, aiuto, soffoco! Mi manca l’aria, non respiro, togliete quel presepe, soffoco! Io non ce la faccio, non resisto, qui diventa più stretto, il tavolino dà fastidio, occupa spazio, ma chi ha messo questa roba qui sopra, via, viaaa. Ma chi l’ha messo?? Soffoco!” e scappa verso l’uscita.
“Oddio, che succede?” si chiedono gli altri addetti  sempre mantenendo secolare compostezza “Sarà per via del muschio? E’ allergica?”  - “Ma se è finto, questo si compra dai cinesi” – “E allora che le è preso?”.
Nessuno sa spiegare cosa sia scattato nella testa dell’addetta al settore ragazzi, esperta di letteratura per l’infanzia, di certo prendere una boccata d’aria risulta ottimo per calmarsi e riportare la quiete in biblioteca.
Un altro modo però lo aggiunge lei stessa, appena rientra dal giro nel cortile. A falcate decise raggiunge il tavolino del presepe e, in pochi secondi , lascia precipitare tutto negli scatoloni che ospitavano quel materiale dal Natale scorso. Non le sfugge nulla, neanche un agnellino di plastica, quelli che di solito finiscono sotto i mobili e si ritrovano a marzo.
Sarà lo spirito delle Feste che inizia a diffondere ansia oppure qualche pensiero recondito del passato che si è acceso nella mente come le lucine dell'albero? Intermittenze.
Ma in definitiva anche questo, trascorsi dieci minuti, in biblioteca non risulta più rilevante. Occorre invece mantenere silenzio e riportare l'ordine tra la M e la P.
Buon Natale.