In metro.
Due amiche, un solo iPodMp3, due orecchie a cui collegare le cuffiette, una per capoccia.
Cantano, all'unisono.
Una delle due ha in mano un sacchetto di carta.
Dal sacchetto, estrae una pizzetta e la mangia. Estrae una seconda pizzetta e la mangia. Estrae una terza pizzetta e la mangia.
Quella ragazza estrae pizzette e se le mangia.
Ma le offre anche all'amica.
Prima l'amica fa un cenno per il "no" poi, tempo un secondo, inizia a fissare il sacchetto.
Ecco che... pure lei estrae una pizzetta, ma una sola sola, e se la mangia.
A questo punto quell'amica guarda l'amica che continua ad estrarre pizzette e a mangiarle.
Allora anche lei, estrae una seconda pizzetta.
Le due cantano, estraggono pizzette e mangiano. All'unisono.
Ad un tratto la prima, che non ha mai smesso di estrarre pizzette,
esclama stupita: "Martì, guarda! C'ho er pomodoro sotto le unghie!!" -
"Amo', te l'avevo detto che te ne stavi a magnà troppe!".
La metro arriva. Il sacchetto è vuoto.
Escono.
Quelle unghie sono lunghe e hanno lo smalto rosso. Come la tuta che
la ragazza indossa al momento. Come il pomodoro delle pizzette. La
classe non è salsa.
"Ora la smetta con queste frottole! Conosco una persona a cui non piacerebbe saperla qui" Joyce
mercoledì 6 febbraio 2013
sabato 2 febbraio 2013
Cose che accadono.1
Scusi dovrebbe esserci un concerto, ne sa
qualcosa? Non qui, ma al Forlanini. E questo cos'è? Il San Camillo.
Arrivi in fondo, esca dal cancello e poi giri a sinistra. Grazie. Si
figuri.
...corro corro corro...e mi perdo tra i padiglioni.
Mi scusi, cerco il Forlanini. Ma è grande, questo è tutto Forlanini. Non era il San Camillo? San Camillo e Forlanini, un pò tutto insieme un pò divisi. Comunque vada di là. Chiarissimo, grazie.
...corro corro corro...e giro a vuoto tra i padiglioni.
Scusate il Forlanini, qual è? Ma non è qui, deve uscire dal cancello, questo è tutto San Camillo. Eh?? Seguici.Grazie!
...cammino, cammino, cammino...rischio di fare tardi...li saluto e corro, corro, corro, sono fuori dal cancello.
Senta, mi dica dov'è il Forlanini. Ci sei quasi, segui la discesa. Grazie.
....scendo, scendo, scendo...
Signorinaaaaaa. Che c'èèèèè?. Ho sbagliato, torni indietro, doveva proseguire quassù. Che cosa????
....risalgo, risalgo, risalgo....corro, corro, corro....e ARRIVO!!!?!?!
Dalla porta a vetri entra e siede al pianoforte Nicola Piovani.
Attacco.
Di cuore, a me.
...corro corro corro...e mi perdo tra i padiglioni.
Mi scusi, cerco il Forlanini. Ma è grande, questo è tutto Forlanini. Non era il San Camillo? San Camillo e Forlanini, un pò tutto insieme un pò divisi. Comunque vada di là. Chiarissimo, grazie.
...corro corro corro...e giro a vuoto tra i padiglioni.
Scusate il Forlanini, qual è? Ma non è qui, deve uscire dal cancello, questo è tutto San Camillo. Eh?? Seguici.Grazie!
...cammino, cammino, cammino...rischio di fare tardi...li saluto e corro, corro, corro, sono fuori dal cancello.
Senta, mi dica dov'è il Forlanini. Ci sei quasi, segui la discesa. Grazie.
....scendo, scendo, scendo...
Signorinaaaaaa. Che c'èèèèè?. Ho sbagliato, torni indietro, doveva proseguire quassù. Che cosa????
....risalgo, risalgo, risalgo....corro, corro, corro....e ARRIVO!!!?!?!
Dalla porta a vetri entra e siede al pianoforte Nicola Piovani.
Attacco.
Di cuore, a me.
venerdì 1 febbraio 2013
Il silenzio dei Cesari
Quando arrivo io, gli altri sono già in fila per sbrigare le procedure.
Tocca a me e consegno la borsa, la carta d’identità, in cambio prendo un tesserino con il numero per ritirare di nuovo la mia roba all’ uscita.
Ci fanno entrare a gruppi.
Attraversiamo il primo corridoio dell’edificio e arriviamo in uno spazio aperto, sembra una piazza normale, c'è pure la Chiesa con davanti la statua di Padre Pio. Intorno gazebi bianchi, come quelli delle feste di paese. Chissà quali sagre daranno qui.
Attraversiamo il primo corridoio dell’edificio e arriviamo in uno spazio aperto, sembra una piazza normale, c'è pure la Chiesa con davanti la statua di Padre Pio. Intorno gazebi bianchi, come quelli delle feste di paese. Chissà quali sagre daranno qui.
Pensiero a vuoto.
Scendiamo nel retro della chiesa.
La sala contiene ad occhio 200 posti, divisi in quattro settori: A,B,C,D.
Mi siedo nel settore A, quarta fila centrale, perfetto.
Alcune persone scelgono il settore C.
Arriva un uomo e chiede loro di alzarsi, bisogna
occupare per primi i posti che sono più avanti. Le persone eseguono, senza
repliche, il settore C si libera e si riempie accanto a me il settore A.
Appena quelle persone si sono sedute, arriva un altro uomo che chiede di
lasciare libera la prima fila del settore A. Tutti di nuovo si alzano, senza
repliche, liberano la prima fila del settore A e tornano nel settore C.
Ecco però un terzo uomo, nel settore C, che chiede loro
di sgomberare quella parte, le prime due file del settore A e di
sedersi invece nella zona D.
A questo punto, il caldo misto a perplessità crescente fanno sbottare una persona: ” Ma insomma cos’è tutto questo tricche e tracche?!”.
“Non siamo in un posto
qualunque, se c’è qualcosa che non le va bene, lei è libero di andarsene!” - replica il terzo uomo, con garbo ma deciso.
Tutti siedono imbarazzati, nel settore D, senza più fiatare.
Passa mezz'ora.
Ad un tratto le porte
d’ingresso vengono spalancate, un gruppo di circa quaranta persone entra nella sala. Quei quaranta occupano proprio il settore
C.
Quindi era prenotato!
Quindi era prenotato!
I quaranta devono sedere affiancati, senza lasciare posti
vuoti nel mezzo e non è per farsi compagnia.
Neppure da loro sono ammesse repliche ma, se
qualcosa non andasse bene, insomma secondo i gusti personali, i quaranta non sono liberi di
andarsene.
Detenuti della sezione G-12, Alta Sicurezza del carcere
di Rebibbia.
Sono venuti ad applaudire i compagni, oggi nel loro teatro c’è spettacolo.
E adesso per tutti i settori, tutte le lettere dalla A alla G, un solo ordine: silenzio!
Etichette:
chiesa,
settore,
spettacolo,
uscita
domenica 27 gennaio 2013
Vini e Liquori
Vini e Liquori - è il cartello
che pende dal soffitto ad indicare la corsia.
Una ragazza sta da cinque
minuti davanti agli scaffali, prende in mano le bottiglie dei vini bianchi, ne
legge le etichette, la provenienza, se sono vitigni doc. Poi si sposta nella
sezione dei rossi, prende in mano le bottiglie, ne legge le etichette, la provenienza
e se sono vitigni doc. Come se cambiasse qualcosa, tanto non se ne intende.
Il fatto è che la scelta del
vino da portare ad una cena richiede sempre un minimo di tempo, occorre
convincersi di aver comperato una bottiglia da intenditori.
Mentre la ragazza è ancora lì
a cercare una soluzione suddivisa per regioni, una donna le passa accanto.
La sconosciuta ha il viso
minuto ma tutto labbra, spalle cadenti, indossa tuta e giacca a vento che evidentemente
ricoprono il suo corpo da più giorni del dovuto. Si avverte anche nell’aria. Tra
le dita ha una sigaretta fatta col tabacco, la sigaretta è spenta.
Dietro la donna, un uomo dal
fisico asciutto e gli occhi piccoli, pantaloni da lavoro impolverati e scarpe antinfortunistica ai
piedi, con una mano tiene il cellulare all’orecchio, nell’altra regge una
damigiana da 5 litri di vino rosso.
A volume basso ma non tanto da
non farsi sentire, la donna bofonchia: “Che schifo, fate schifo, sempre lì
state a pensare, mi fate schifo!”.
La ragazza che vede i due e
sente le parole della donna allunga impulsivamente la mano tra le bottiglie
esposte sullo scaffale, ne afferra una per il collo e si allontana verso la
cassa. La scelta è ormai fatta.
Dopo pochi secondi, la coppia
sopraggiunge.
La donna fissa la
cassiera: “Mica una è pornostar, per loro sono tutte delle pornostar. Mi fanno
schifo” - “Sta zitta!” l' ammutolisce l'uomo, che si svolta di scatto mantenendo il cellulare
all’orecchio.
La cassiera spaurita guarda la
ragazza che cerca di camuffare un sorriso di rassicurazione.
L’uomo paga, la donna lo
segue, i due escono. Fuori dal supermercato si appoggiano al muretto che separa dalla strada e non si guardano.
L’uomo continua la sua telefonata,
tiene il cellulare con la mano dalla pelle ruvida e tagliata dal freddo.
La donna gli sta accanto, si accende
la sigaretta, fa un tiro, poi incassa la testa nel collo del giaccone.
Tra lui e lei, a terra, una
damigiana da 5 litri di vino rosso.
Passa la ragazza con il sacchetto
della spesa, dentro c’è la bottiglia per la cena.
Vino corposo e intenso,
elegante e persistente, ricco di piacevoli sentori fruttati.
Liquoroso?
Stavolta sì, ha proprio sbagliato
bottiglia.
sabato 22 dicembre 2012
Buon Natale. E un panettone in faccia.
Da poche settimane ha aperto un
nuovo forno lungo la via. Lo gestiscono due giovani donne, una mora e l’altra
bionda. Tutto il giorno in negozio, mezzo chilo di pane, una rosetta, tre
panini all’olio, un trancio di focaccia, signora vuole altro? Oggi abbiamo
anche la ciambella con l’impasto alle noci, una squisitezza!
Dalla mattina alla
sera, l’odore del pane e dei dolci è il profumo che le due giovani si portano addosso.
In questi giorni prossimi al
Natale, una serie di panettoni artigianali è in fila sopra alla vetrina. Protetti
dall’involucro trasparente, infiocchettati di rosso, i panettoni stanno in
bella mostra come corone ma ripiene di soffice bontà.
Un pomeriggio, le due donne sono fuori dal negozio, la bionda sta parlando
in maniera concitata con il barista del locale accanto e l’altra, la mora,
rimasta sulla soglia del forno si rivolge ad un uomo di passaggio.
“In faccia. Un tipo è entrato e
mi ha tirato un panettone in faccia!?! Poi è scappato via!”
Narra una delle leggende che il
panettone sia stato inventato a Milano dal garzone di un forno, per conquistare
Adalgisa, la figlia del fornaio.
Ora dubito che le intenzioni del
tipo che aveva appena fatto visita alle due fornaie fosse quella di conquistarle… di fare centro. E la fornaia mora, bersaglio inconsapevole,
non si chiama Adalgisa, ma Lucia.
I clienti sono pezzi unici, come
i panettoni artigianali, non sempre lievitano nel modo giusto.
Buon Natale.
venerdì 21 dicembre 2012
E' solo la fine
Parto da casa e sto un' ora e un quarto in coda. Ne perdo tre di vita.
Trovo parcheggio andando completamente a caso. Riacquisto fiducia.
Mi hanno già preso il biglietto, entro.
All'aperto, in mezzo agli alberi, pigiata tra una marea di gente, ballo un tango in 78. Quando il mondo vuole si coordina.
Tutti cantano, è dicembre, è notte, ma fa caldo.
Iniziano i pezzi cult, non sta fermo più nessuno, ne approfitto per raggiungere il sottopalco. Per fortuna ho le spalle larghe.
Negli ultimi minuti il delirio è totale, lui ha indossato la maschera.
Passa la mezzanotte e Vinicio suona ancora.
La fine del mondo, è iniziato il giorno della fine del mondo!
Eppure è ancora pieno di gente, c'è musica, un microclima che sembra primavera e la vitalità che mi circonda ha solo distrutto la mia scarpa sinistra.
Lanciano le mongolfiere cinesi, quelle che volano con la fiammella sotto. Bello vederle perdersi nella notte. La prima, la seconda, la terza, il gruppo... non tutte però. Una si impiglia tra i rami di un albero.C'è la fiamma. Toglietela. Non si stacca. C'è la fiamma ancora accesa. Fate qualcosa. Il fuoco. Siamo in un parco. C'è la fiamma. E' iniziato il giorno della fin... vuoi vedere che... Ahoooooooooo
Un tipo si arrampica e libera la mongolfiera.
La folla ringrazia.
Per un attimo un pensiero.
Ma è solo la fine, del concerto.
Trovo parcheggio andando completamente a caso. Riacquisto fiducia.
Mi hanno già preso il biglietto, entro.
All'aperto, in mezzo agli alberi, pigiata tra una marea di gente, ballo un tango in 78. Quando il mondo vuole si coordina.
Tutti cantano, è dicembre, è notte, ma fa caldo.
Iniziano i pezzi cult, non sta fermo più nessuno, ne approfitto per raggiungere il sottopalco. Per fortuna ho le spalle larghe.
Negli ultimi minuti il delirio è totale, lui ha indossato la maschera.
Passa la mezzanotte e Vinicio suona ancora.
La fine del mondo, è iniziato il giorno della fine del mondo!
Eppure è ancora pieno di gente, c'è musica, un microclima che sembra primavera e la vitalità che mi circonda ha solo distrutto la mia scarpa sinistra.
Lanciano le mongolfiere cinesi, quelle che volano con la fiammella sotto. Bello vederle perdersi nella notte. La prima, la seconda, la terza, il gruppo... non tutte però. Una si impiglia tra i rami di un albero.C'è la fiamma. Toglietela. Non si stacca. C'è la fiamma ancora accesa. Fate qualcosa. Il fuoco. Siamo in un parco. C'è la fiamma. E' iniziato il giorno della fin... vuoi vedere che... Ahoooooooooo
Un tipo si arrampica e libera la mongolfiera.
La folla ringrazia.
Per un attimo un pensiero.
Ma è solo la fine, del concerto.
giovedì 6 dicembre 2012
Buon Natale. Tra la M e la P.
La biblioteca è il luogo del silenzio. Il volume della voce
si abbassa in automatico, quasi inconsapevolmente, appena ci si chiude la porta
d’ingresso alle spalle.
Gli addetti delle biblioteche sono abituati a vivere in un
mondo ovattato.
Ti accolgono con un’ espressione romantica sul viso, con bozze di un sorriso ingiallito che non teme quello che accade fuori, fuori dai libri. Fuori dalla porta. L’importante è che tutto sia catalogato e sempre sullo scaffale previsto nel database.
Ti accolgono con un’ espressione romantica sul viso, con bozze di un sorriso ingiallito che non teme quello che accade fuori, fuori dai libri. Fuori dalla porta. L’importante è che tutto sia catalogato e sempre sullo scaffale previsto nel database.
Oggi, 6 dicembre 2012, presso la biblioteca comunale del
quartiere, qualcuno di buon mattino dedica tempo e creatività, ovvie componenti
del luogo, alla costruzione del presepe in una delle sale di lettura del pianoterra.
In un angolo, sopra un tavolino, accanto allo scaffale che
contiene i libri di letteratura italiana che vanno dalla M alla P, viene
posizionato del muschio e, con artigianale maestria, fogli di carta dalla
fantasia militare formano delle montagne con grotta annessa. Nell’incavo e tutt’intorno,
sopra al muschio, fanno le belle statuine i personaggi principali della storia.
Chi sia stato a creare il presepe non è un’informazione
rilevante, si sospetta comunque la donna delle pulizie.
Gli addetti della biblioteca passano attorno al tavolino,
lanciano uno sguardo furtivo, mantengono la bozza di sorriso ingiallito, in fin
dei conti è dicembre e il presepe fa sempre calore domestico. Nessuno dice
nulla.
Tranne lei. L’addetta del settore ragazzi.
Compressa dentro i jeans che le marcano le gambe chiaramente
troppo lunghe rispetto al busto, occhiali, capelli ricci da bigodini appena
tolti, labbra sottili con rossetto rosso ma demodé, appena si accorge del presepe agita
gli arti a caso e urla.
“Toglietelooo!! Soffoco, aiuto, soffoco! Mi manca l’aria,
non respiro, togliete quel presepe, soffoco! Io non ce la faccio, non resisto,
qui diventa più stretto, il tavolino dà fastidio, occupa spazio, ma chi ha
messo questa roba qui sopra, via, viaaa. Ma chi l’ha messo?? Soffoco!” e scappa
verso l’uscita.
“Oddio, che succede?” si chiedono gli altri addetti sempre mantenendo secolare compostezza “Sarà
per via del muschio? E’ allergica?” - “Ma
se è finto, questo si compra dai cinesi” – “E allora che le
è preso?”.
Nessuno sa spiegare cosa sia scattato nella testa dell’addetta
al settore ragazzi, esperta di letteratura per l’infanzia, di certo prendere
una boccata d’aria risulta ottimo per calmarsi e riportare la quiete in
biblioteca.
Un altro modo però lo aggiunge lei stessa, appena rientra
dal giro nel cortile. A falcate decise raggiunge il tavolino del presepe e, in
pochi secondi , lascia precipitare tutto negli scatoloni che ospitavano quel
materiale dal Natale scorso. Non le sfugge nulla, neanche un agnellino di
plastica, quelli che di solito finiscono sotto i mobili e si ritrovano a marzo.
Sarà lo spirito delle Feste che inizia a diffondere ansia
oppure qualche pensiero recondito del passato che si è acceso nella mente come le lucine dell'albero? Intermittenze.
Ma in definitiva anche questo, trascorsi dieci minuti, in
biblioteca non risulta più rilevante. Occorre invece mantenere silenzio e riportare l'ordine tra la M e la P.
Buon Natale.
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