giovedì 18 ottobre 2012

Da.



Una donna bella, bionda, dall’aspetto tipico di una donna bella e bionda dell’est Europa piange, seduta sul muretto di un marciapiede. Alcune persone cercano di consolarla, sedute accanto a lei. Queste persone non sono né belle né bionde ma hanno anche loro i tratti tipici delle persone non belle né bionde dell’est Europa. Si capiscono tra loro, quindi quella non è semplicemente gente dell’est Europa ma si tratta di un gruppo di persone che proviene dalla stessa nazione, altrimenti non si capirebbero.
Le persone dell’est Europa non sono tutte uguali.
Soprattutto quando c’è qualcuno che piange e mastica parole molli di lacrime, non sarebbe facile comprenderlo se parlasse addirittura un’altra lingua.
“Le fotografie?”
Una signora grassa le mette una mano sulla spalla.
“Le fotografie??”
Un uomo appoggiato all’auto lì di fronte le fa cenno di bere un sorso dalla sua bottiglia di vino.
La donna rifiuta, non ha mai bevuto vino solo vodka, l'ultima volta alla sua festa di matrimonio. Un mese fa.
“Le fotografie... non sono ancora pronte!”  le ha appena detto il fotografo.
"Ma quanto tempo impiegano i fotografi per sviluppare fotografie di matrimoni?!?"
Sguardi perplessi dei presenti, nessuno tra le persone che le stanno intorno sa rispondere.
Suo marito è appena scappato di casa, con una donna più bella e più bionda di lei. E non ha neanche scelto i negativi.
Se qualcuno pensasse che le donne belle e bionde dell’est Europa non piangano mai, questo non è vero. E hanno anche degli amici che le consolano, anche se quegli amici non sono mai comparsi negli album dei matrimoni.

Pieghe d'oriente



Un gruppo di pakistani si ritrova ogni giorno nel cortile del bar per giocare a carte. 
I pakistani hanno sempre la camicia perfettamente stirata, fa caldo, tutti indossano quella bianca a maniche corte.
Il cortile del bar è diviso in due parti da una ringhiera: da un lato, tavolini e sedie sparse per gli avventori, dall’altro un unico tavolo grande per il gruppo di pakistani. Quelli che giocano siedono attorno al tavolo grande e gli altri stanno in piedi ad osservare la partita. Nessuno parla, le carte sbattono sul tavolo per i movimenti secchi e decisi dei giocatori. Nessuno parla per tanti minuti. Ognuno rimane composto nella propria posizione. Sembra il tempo infinito che si immagina solo in oriente.
Fino a quando, un brusìo improvviso nasce proprio tra i giocatori seduti al tavolo, allora si aggiungono anche gli altri che sono rimasti in piedi. Inizia un riverbero di suoni, parole, forse commenti, una mossa vincente, diventa confusione, non li capisco ma è un crescendo assoluto, tutti agitano le braccia, quelle braccia scure che spuntano dalle camicie bianche a maniche corte, si scoprono anche le carte.
Poi d’un colpo è di nuovo silenzio.
Non si sente più nulla, i pakistani tornano immobili, ognuno riprende la propria posizione anzi è come se non si siano mai spostati di lì, come se la partita non si sia mai interrotta. 
Anche le camicie non hanno aggiunto una piega. 
Sembra una magia che può succedere solo in oriente.