domenica 4 novembre 2012

Carnet de voyage.3



Devo aspettare un paio d’ore, mi aggiro senza meta nella parte vecchia della città, arrivo davanti alla chiesa ortodossa russa. Nel cortile della chiesa siamo in due, oltre a me c’è una donna con indosso un lungo cappotto di pelle verde, con un grande collo di pelliccia verde dal quale spunta la testa riparata dal cappello a falde larghe nero. Ci guardiamo. Chissà perché siamo qui, in questa parte della città, tra palazzine di fine '800 e la chiesa ortodossa russa.
Poi la donna si allontana, dopo poco anch’io mi perdo tra le vie strette della vieille ville.
Più tardi, torno a camminare lungo il corso principale, si è animato di gente che esce dal lavoro, le facce illuminate dalle luci delle boutiques. Anche se è solo la seconda volta che visito la città, avverto di non essere del tutto un’estranea.
Quando di nuovo mi incrocio con quella signora dal lungo cappotto di pelle verde. Ci guardiamo, mi sorride. Anche lei mi ha riconosciuta.
Due giorni dopo.
Gita a circa 40 chilometri di distanza. Un’altra città, un altro lago, la stessa lingua, un’ altra nazione.
Cammino lungo la riva, alzo lo sguardo verso l’orizzonte e lo vedo. Quel cappotto lungo di pelle verde con il collo di pelliccia verde, dal quale spunta il cappello a falde larghe nero. 
Non è possibile, è sempre lei?!?
La donna arriva fino al molo poi si volta per tornare indietro, ci incrociamo. Sul suo viso una timida espressione di stupore, entrambe accenniamo un sorriso e stavolta anche un “Bonjour”.
Lo dicevo che questa zona, tra il Rodano, i laghi, la raclette e le Alpi, ormai ha quelque chose di familiare.

venerdì 2 novembre 2012

Carnet de voyage.2



La casa è a 800 metri di altezza, in Francia, lungo il pendio di un monte.
Dalle grandi finestre della casa si vede il panorama, la Svizzera.
Ai lati delle strade ancora resiste qualche cumulo di neve dei giorni scorsi.
Eppure oggi è spuntato il sole.
In basso ci sarebbe la dogana, la frontiera, il confine segnato con la sbarra.
Ma il paesaggio non sembra tanto diverso, da una parte e dall’altra di quella linea.
A vederlo da quassù, dalle grandi finestre della casa di Beaumont.
Le grandi finestre, ma davvero grandi, quasi un’intera parete. Per far entrare la luce, il sole che, quando spunta, lo fa con discrezione. La stessa che si ha quando si passa vicino alle case, tutte con le grandi finestre.
Tutte senza tende.
Allora viene spontaneo guardare dentro, l’importante è farlo con la stessa discrezione di quel sole di frontiera.